Al giorno d’oggi, quando si frequenta un brunch, la mancanza di un avocado toast può far sorgere dubbi sulla qualità del ristorante. Ma pochi conoscono l’insolita storia dietro la nostra moderna ossessione per l’avocado. L’avocado, che in azteco significa ‘testicolo’ – forse non il tema ideale per una conversazione a colazione, meglio optare per il fatto che il re Sole lo chiamasse la ‘bonne poire’ per le sue presunte proprietà afrodisiache – potrebbe non esistere oggi se non fosse stato per il giaguaro. Sì, la sopravvivenza dell'avocado ai nostri giorni è merito di quel maestoso felino maculato.

Image from: https://en.wikipedia.org/wiki/Avocado

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La nostra storia inizia molto, molto tempo fa: 13.000 anni fa, per essere precisi. È il periodo in cui l'uomo primitivo, perfezionando le sue tecniche di caccia, causò un’estinzione nota come l’estinzione della megafauna del Pleistocene.

Ora vi chiederete cosa c’entri questo con l’avocado. Dopotutto, abbiamo parlato di estinzione di animali (quindi fauna), non dell’avocado. Ma in natura, tutto è collegato, e la scomparsa di una specie può avere ripercussioni sull'intero ecosistema. Questo è esattamente ciò che è accaduto con l’avocado.

Se esaminiamo le sue caratteristiche, notiamo subito la buccia ruvida, simile alla pelle di un dinosauro, la polpa oleosa e morbida, e il suo enorme seme. E qui entra in gioco la biologia: le piante non possono spostarsi da sole. Pertanto, per far sì che i semi si diffondano, hanno elaborato diverse strategie. Alcune hanno sviluppato semi che volano con il vento (come i semi del Cetriolo di Giava), altre usano vere e proprie “cannonate” per spararli lontano (come la Cardamine), mentre altre ancora sfruttano l’aiuto di alcuni animali.

Ora senza essere dei biologi si può intuire che far volare un avocado non è affatto semplice, e spararlo richiederebbe un vero e proprio cannone. Quindi, la strategia più efficiente è convincere un animale a collaborare. Tuttavia, trovare consumatori di avocado è una sfida quando vi è un seme grosso come una pallina da golf. Infatti, non basta che il seme venga ingoiato, ma questo non deve neanche danneggiarsi. Insomma, un compito non per tutti e che restrinse la lista dei mangiatori di avocado ad animali che sembrano usciti da Jurassic Park: elefanti a quattro zanne, giga armadilli, e mega bradipi che, nutrendosi del ricco frutto, ne facilitarono la dispersione tramite le loro feci e ne assicurarono la sopravvivenza.

Ma, come detto precedentemente, l’uomo sterminò completamente questi animali circa tredicimila anni fa mettendo così in seria difficoltà il povero avocado che si ritrovò di colpo senza qualcuno che lo mangiasse e ne spargesse i semi. Questa mancanza, nel corso del tempo, causò una diminuzione del numero di esemplari e lo portò sull’orlo dell’estinzione. Il suo destino sembrava segnato. Ma ecco arrivare il compagno più inaspettato: il giaguaro. Infatti, la grassa polpa si rivelò un succulento pasto per il grande felino carnivoro che, grazie ai suoi denti sviluppati per lacerare la carne, fu capace di spolparli senza danneggiarne i semi. Così, grazie a questo particolare sodalizio, l’avocado riuscì a comprarsi il tempo necessario per essere scoperto dal più grande dei disseminatori: l’uomo.

Da allora, l’avocado è tornato a prosperare. Forse anche troppo. Ogni anno nel mondo se ne producono quasi 5 miliardi di chili, principalmente consumati negli Stati Uniti, soprattutto durante il famigerato Super Bowl (che ne rappresenta il 7% del consumo annuo) e spesso sotto forma di guacamole.

Tuttavia, il vero costo ambientale di questa produzione sfrenata passa spesso inosservato, se non grazie a coraggiosi documentari come ‘Rotten’ (disponibile su Netflix). In Messico, il maggior produttore di avocadi al mondo, per evitare la rigida legge messicana che vieta il cambiamento d’uso dei terreni forestali in terreni agricoli, molti contadini e i cartelli della droga (che oramai hanno ripiegato sul più fruttuoso commercio d’avocado), hanno trovato una scappatoia: se la foresta brucia allora è possibile trasformarla legalmente in una coltivazione di avocado. Ed ecco quindi che gli incendi spuntano come funghi e poco dopo si vedono delle infinite coltivazioni di avocado. Ma i disastri non finiscono qui: oltre ai danni forestali vanno sommate le immense quantità d’acqua necessarie per irrigare queste produzioni che, a causa delle piogge erratiche, hanno portato molti a deviare interi fiumi lasciando a secco i remoti villaggi indigeni. La lista potrebbe continuerebbe con dati che mostrano che coltivare un chilo di avocado emette il doppio delle emissioni prodotte dalla coltivazione di banane o tre volte il quantitativo emesso per produrre una sola tazza di latte macchiato, ma il punto è chiaro: la nostra irresistibile voglia di avocado toast sta causando non pochi problemi ecologici.

Questo significa che non possiamo più mangiare avocado senza sentirsi indirettamente responsabili degli incendi appiccati? No, e per una volta il cambiamento climatico gioca a nostro favore: temperature più alte consentono ormai di coltivare avocado in Sicilia o nelle isole spagnole, evitando così l’inquinante trasporto transatlantico.

Quindi, al prossimo brunch, scegli l’avocado locale e non dimenticare di ringraziare il buon giaguaro per il suo coraggioso salvataggio.

Bon appétit!

Fonti (References):

Barlow, Connie. The Ghosts of Evolution. Berkley: Basic Books, 2000.

Linthicum, Kate. “Inside the bloody cartel war for Mexico’s multibillion-dollar avocado industry.” Los Angeles Times, 21 novembre 2019. https://www.latimes.com/world-nation/story/2019-11-20/mexico-cartel-violence-avocados

Mancuso, Stefano. L’incredibile viaggio delle piante. Bari: Laterza, 2018.

Ochoa Ayala, Manuel. “Avocado: the 'green gold' causing environment havoc.” World Economic Forum, 24 febbraio 2020. https://www.weforum.org/agenda/2020/02/avocado-environment-cost-food-mexico/

Smith, Annabelle. “Why the Avocado Should Have Gone the Way of the Dodo.” Smithsonian Magazine, 24 ottobre 2014. https://www.smithsonianmag.com/arts-culture/why-the-avocado-should-have-gone-the-way-of-the-dodo-4976527/